24 Nov 2008 - 22:49:25
Scuola & Sicurezza
RIVOLI (TORINO) - Tra i resti del banco sepolti dal cumulo di macerie spunta il diario macchiato di sangue. Lì, quasi in fondo all' aula 13, è morto Vito Scafidi, 17 anni compiuti il 2 ottobre scorso inseguendo due passioni: lo studio e il calcio. Ucciso, durante la ricreazione, dal crollo dei tavelloni che formavano il controsoffitto della quarta G, al primo piano del liceo scientifico Charles Darwin di Rivoli, a cinquanta metri dal castello dei Savoia. Il suo corpo inanimato è stato trovato sotto il grosso tubo di ghisa che, sostenuto soltanto da fili di ferro ormai vetusti, correva tra la soffitta e il pavimento del secondo piano. Inutilmente perché dagli anni ' 80 quel vecchio tubo arrugginito non raccoglieva più gli scarichi dei bagni dell' ultimo piano della scuola. Ai primi vigili del fuoco che si sono affacciati alla soglia dell' aula 13 è sembrato che, all' interno, fosse scoppiata una bomba: ragazzi in lacrime, coi volti graffiati dai calcinacci, braccia e gambe che affioravano dai detriti. La quarta G contava venti studenti, solo il caso ha impedito la strage. Vito era al suo banco quando improvvisamente il soffitto gli è crollato addosso. Come Claudia Garbarino che era seduta al primo banco, proprio di fronte alla cattedra e ora ricorda: «C' era la ricreazione, qualcuno ha aperto le tre finestre della classe e una folata di vento ha fatto sbattere la porta. Ho sentito uno scricchiolio e il mondo che mi cadeva addosso. Qualcosa mi ha colpito alla guancia mentre tutto spariva sotto la polvere...». Sono le 11 di ieri quando il torpore tipico delle mezze mattine del sabato scolastico che avvolge il liceo (un migliaio di studenti divisi in 35 classi) ricavato in un seminario edificato nel 1934 si muta in dolore. Tra gli studenti c' è la figlia di un ufficiale dei vigili del fuoco che capisce subito quello che è accaduto e telefona al padre. Accorrono subito sei squadre di pompieri, i carabinieri della Compagnia di Rivoli poi la polizia, i volontari della Croce. I feriti vengono portati in fretta agli ospedali. Gli infermieri del 118 li contano: sono 17. Tre di loro sono gravi. Andrea Macrì, Federica Ariotti e Cinzia Palumbo sono stati sorpresi dal crollo mentre erano in fondo alla classe. I vigili del fuoco li hanno strappati con fatica dalla macerie. E solo dopo averli salvati si sono accorti che mancava all' appello Vito Scafidi, sepolto sotto il tubo di ghisa il cui troncone penzolava ancora dal soffitto ormai nudo. Quando lo trovano Fortunato, il padre che con il fratello Rosario ha una piccola impresa edile, si stringe a Cinzia, la moglie alla figlia Paola, 19 anni e insieme a loro resta impietrito. Zie e cugini urlano: «è morto un ragazzo a scuola. è morto dove doveva essere sicuro. Devono bruciare quelli che lo hanno ucciso con la loro noncuranza». Maria Torelli, preside da quattro anni, è inebetita dal dolore. «Non so come possa essere accaduto. Nessuno mi ha mai detto che quelle aule erano a rischio. Ho fatto rifare i pavimenti, mettere le pellicole antinfortunistiche alle vetrate, controllare ogni porta. Nessuno però mi ha parlato dei soffitti del primo piano». L' architetto Diego Segot che insegna storia dell' arte e disegno al Darwin e che è anche il responsabile della sicurezza della scuola sottolinea: «Quell' ala dell' edificio non è mai stata interessata dalle ristrutturazioni, credo che tutto risalga ancora agli anni '30». Di certo a quella data risaliva la controsoffittatura, costruita con il metodo Perret, tipico degli anni ' 30: tavelloni e qualche tondino in ferro annegato nel cemento. Mentre la sciagura si delinea nel suo esatto profilo (all' ospedale i medici fanno sapere che Andrea Macrì rischia la paralisi) arriva il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che sottolinea: «Dobbiamo spiegare questa tragedia in tempi brevissimi». Lo accompagna il pm Laura Longo ed entrambi si muovono secondo il metodo sperimentato per il disastro Thyssen: interrogatori immediati del personale della scuola, sequestro di tutto la documentazione possibile non solo nel liceo ma anche al Provveditorato. Lo seguono il presidente della Provincia Saitta (la moglie insegna alla Monsignor Romero, ospitata nello stesso edificio) quello della Regione Mercedes Bresso e poi arriverà anche il ministro dell' Istruzione Maria Stella Gelmini. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa sapere di essere profondamente addolorato: l' episodio di Torino, dice, solleva «interrogativi inquietanti sulla sicurezza delle scuole». Ha incaricato il prefetto Padoin di esprimere il suo cordoglio alla famiglia Scafidi. - federica cravero meo ponte
Ecco signori...
Io, 14 enne... Rimango sconcertata da questo articolo letto sulla Repubblica, E NON CAPISCO...
Non capisco come possano tagliare 8 miliardi quando ne servano 5 per mettere in regola le scuole.
Quanti morti, quante proteste ci vorrano ancora per far cambiare questo atteggiamento di governo : "IO decido, io faccio le leggi, quello che dite non conta nulla" ?
Non dovrebbero forse loro semplicemente rappresentare il pensiero degli italiani e non contrapporsi ad esso??
E questa contrapposizione si nota nei più svariati ambiti... Ci sono proteste ovunque!! Non siamo più solo noi studenti...
Oramai si stanno rendendo conto tutti di questo atteggiamento sbagliato. Ho paura che questa sia solo la prima delle tante catastrofi che si susseguiranno prima che il Governo possa capire.
E nel frattempo... Mentre noi protestiamo, potrebbero accadere scontri, magari come quello di Piazza Navona che per fortuna è finito bene...
E noi occupiamo da una parte, e i giovani di AN occupano la CGIL... è tutto diviso...
Lo Stato siamo NOI... Per questo deve prendere una posizione... Deve mediare, non continuare questa lotta pari a quella di 2 bambini dell'asilo... E rimane così, impassibile...
Ma lo sarà per poco... Penso che anche là, ai vertici, si stiano rendendo conto della gravità delle cose... Delle future conseguenze...
Speriamo... E sparando mi chiedo com sia possibile che il mio futuro è in mano a persone dotate di tutto questo egoismo e stupidità.
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